Dalle caverne alle stelle: perché abbiamo bisogno di comunicare?

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Perché, quando scopriamo qualcosa di bello, sentiamo subito il desiderio di raccontarlo? Forse perché la meraviglia è ancora più grande quando possiamo condividerla.
Da sempre gli esseri umani cercano un modo per dire agli altri: «Guarda che cosa ho visto. Ascolta che cosa ho scoperto». Prima dei giornali, dei telefoni e perfino della scrittura, c’erano i gesti, le parole e le immagini sulle pareti delle grotte. Non sappiamo che cosa significassero tutte quelle figure, ma ci ricordano quanto sia antica la nostra voglia di esprimerci.
Poi sono arrivati la scrittura, i libri e la stampa. Un pensiero poteva attraversare i secoli e raggiungere persone che il suo autore non avrebbe mai conosciuto.
E un giorno un italiano, Guglielmo Marconi, dimostrò che i segnali potevano viaggiare anche senza fili. Nel 1901 annunciò di aver ricevuto un segnale radio attraverso l’Atlantico. Immaginate lo stupore: un messaggio aveva attraversato l’oceano senza una nave, senza un cavo, invisibile ai nostri occhi!
Quelle onde radio, che usiamo ancora oggi per comunicare, ci aiutano anche a studiare il cielo. Con i radiotelescopi raccogliamo segnali naturali provenienti da stelle, galassie e altri oggetti lontanissimi. Non sono parole, ma raccontano comunque qualcosa: ci parlano, a modo loro, dell’Universo.
Dalle pareti di una grotta alle profondità del cosmo, gli strumenti sono cambiati. Non è cambiato il desiderio di conoscere e condividere.
È anche da questo desiderio che nasce un giornale: dalla voglia di osservare il mondo, fare domande e raccontare ciò che accade alla propria comunità.
Oggi comincia il viaggio de L’Augure. A Mario Farneti, che ha trasformato un’idea in una nuova avventura editoriale, va il mio augurio più sincero. E con questa rubrica, OLTRE, proveremo a esplorare insieme la scienza e l’astronomia, con parole semplici e occhi curiosi.
Le grandi avventure cominciano con qualcuno che ha qualcosa da raccontare e qualcun altro disposto ad ascoltare. Buon viaggio, L’Augure: il mondo ha ancora infinite storie da raccontare. E noi infinite domande da fare.

Andiamo OLTRE.