Gubbio, tifosi lontani e risultati disastrosi: una crisi che coinvolge tutti

Share

Il Gubbio è sprofondato in una crisi senza fine. La luce in fondo al tunnel non si vede più e ogni partita aggiunge un nuovo capitolo a una stagione che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. L’eliminazione dalla Coppa Italia di Serie C contro l’Altamura è l’ennesima delusione, arrivata dopo sei sconfitte consecutive in campionato e con una classifica che vede i rossoblù al penultimo posto.

Non è sfortuna, non è una semplice serie negativa e non può essere tutto ridotto agli episodi. Il Gubbio sta pagando l’assenza di una programmazione seria, idee chiare e scelte tecniche e societarie convincenti. E quando gli errori si accumulano, prima o poi il campo presenta il conto. Oggi, per gli eugubini, quel conto è salatissimo.

Gubbio, le responsabilità della società: una programmazione che non esiste

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna tornare all’estate, quando la società ha deciso di confermare Domenico Di Carlo. Il tecnico aveva ottenuto il rinnovo contrattuale grazie al piazzamento tra le prime dieci della passata stagione, ma i risultati non avrebbero dovuto cancellare le evidenti difficoltà mostrate dalla squadra.

Le prestazioni del Gubbio non sono mai state realmente convincenti. È mancata un’identità di gioco riconoscibile, è mancata la capacità di proporre un calcio moderno e propositivo e, soprattutto, non si è mai avuta la sensazione di una squadra in grado di costruire qualcosa di solido su cui ripartire.

La conferma di Di Carlo avrebbe dovuto essere accompagnata da un progetto tecnico preciso. Invece, l’estate ha restituito un quadro confuso. Si parlava di puntare sui giovani, ma sono stati rinnovati i contratti di calciatori come Rosaia, Fazzi, La Mantia e Spina, inizialmente destinati a lasciare il club. Allo stesso tempo, sono arrivati alcuni giocatori giovani ma anche diversi esperti come Di Noia e Pinato, quest’ultimo reduce da un anno di inattività dopo l’operazione per risolvere i problemi di pubalgia.

Il mercato, finora, non ha prodotto i risultati sperati. E non si tratta soltanto di giudicare i singoli acquisti: è l’intera costruzione della rosa a sollevare interrogativi. Qual era il progetto del Gubbio? Quale identità si voleva dare alla squadra? A stagione in corso, le risposte continuano a mancare.

Braglia non ha cambiato marcia: la crisi continua

L’esonero di Di Carlo e il ritorno di Piero Braglia avrebbero dovuto rappresentare la svolta, lo scossone necessario per risvegliare una squadra ormai in difficoltà. Ma il cambio in panchina non ha prodotto la reazione attesa. I risultati continuano a essere negativi e il Gubbio è sprofondato ulteriormente, senza riuscire a interrompere la propria caduta.

Anche il tecnico toscano è finito dentro una spirale negativa: secondo il dato riportato, Braglia non vince una partita da 34 gare consecutive. Un numero pesantissimo, che rende ancora più urgente trovare soluzioni concrete e non limitarsi a sperare in un’inversione di tendenza.

Intanto, restano aperti i problemi legati ai campi di allenamento, all’organizzazione dello staff medico e alla gestione degli infortuni. Da troppo tempo le questioni fisiche condizionano il percorso rossoblù, senza che si intraveda una risposta strutturale.

Gubbio, tutti sotto esame: domenica non si può sbagliare

Il malcontento dei tifosi cresce e la distanza dalla società appare sempre più ampia. I risultati certamente pesano, ma pesa anche la mancanza di segnali capaci di ricucire il rapporto con una piazza che chiede chiarezza, ambizione e responsabilità.

Sul banco degli imputati devono salire tutti: calciatori, allenatore, direttore sportivo, direttore generale e presidente. Nessuno può chiamarsi fuori da una crisi che coinvolge ogni livello del club.

Domenica contro la Vis Pesaro servirà una vittoria, senza alibi e senza ulteriori rinvii. Il tempo per salvare la stagione c’è ancora, ma continuare a perdere significa rendere tutto più complicato.

Il Gubbio è rimasto intrappolato in un limbo, senza una direzione riconoscibile e con un futuro che appare sempre più incerto. Nel calcio, la programmazione non è un dettaglio: è la base su cui costruire risultati e credibilità. E quando la programmazione manca, il rischio è ritrovarsi esattamente dove si trova oggi il Gubbio: penultimo, eliminato dalla Coppa e senza una risposta alla crisi.