La riscoperta di Castel del Monte

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“Et el Monte de sancta Maria fo guasto”
Quel castello rubato, perso e, poi, finalmente, ritrovato…
L’individuazione dei resti del “Castel del Monte” di Scheggia

V’era, nel tempo antico, un castello… il castello di Ser Vanni Brichi de Cantiana che, del tempo, tutti quanti subì i danni… ma “che bel castello!” – si dirà … e dove sta? Il castello non sta più, ora, ma stava, anzi s’ergeva, ritto in piedi, tra l’attuale Ponte a Botte di Scheggia e la cosiddetta Galleria dei Monaci, guardava la sottostante Via Flaminia e, attorno ad esso (e da esso medesimo), si sentivano protette le famiglie contadine della Villa del Monte, suddivisa, come oggi, in Monte alto e Monte basso.

Le tracce di Castel del Monte

La presenza di questo castello medievale, il Castrum Montis S. Mariae, è testimoniata da alcuni documenti, datati tra il 1163 ed il 1536 e resi editi, nell’anno 1979, dal medico eugubino Dottor Piero Luigi Menichetti in “Castelli, palazzi fortificati, fortilizi e torri di Gubbio dal secolo XI al XIV” (Tipolitografia Rubini e Petruzzi, Città di Castello, 1979, s.v.: “Castrum Montis S. Mariae”, p. 237).

Lo cita anche il cronachista eugubino Ser Guerriero di Silvestro, Notaio di Federico da Montefeltro, per una singolare vicenda, uno spietato fatto di sangue, che vi ebbe luogo nel corso del XIV secolo.

Anni 1353 – 1356 «Et alora fu ordenato d’inganare quisto ser Vanni. Baldo de mes. Armanno fo l’autore et fo a Costaciaio. Cecciolo et Felippo de Ghirlanda erano compari del decto ser Vanni, li quali partendo da Costaciaio fecero vista andare a ucelare a sparviere. Ser Vanni li vedde et invitoli a colatione. Acetato lo invito, li mese dentro dal cassaro; et fine che li famegli dìero ordene a la colatione, costoro amazaro ser Vanni et tolsero el Monte».

La triste storia di Ser Vanni

‘[Fra gli anni 1353 e 1356] Fu ordito un inganno ai danni di questo ser Vanni [‘Giovanni’] Baldo di messer Armanno (dei Guelfoni di Costacciaro? N.d.A), che si trovava a Costacciaro, ne fu l’autore. Cecciolo e Felippo de Ghirlanda, che erano compari del detto ser Vanni, partirono da Costacciaro alla volta del castello del Monte di Santa Maria, facendo finta di andare a caccia con lo sparviero. Non appena ser Vanni li vide, volle invitarli a colazione. E, poiché costoro avevano accettato l’invito, egli li fece accomodare nel càssero; ma, mentre i suoi servi ordinavano di preparare la colazione, costoro ammazzarono ser Vanni, sottraendogli così il Castello del Monte di Santa Maria.’ (Ser Guererius Ser Silvestri “Cronaca”).
Il nome del fortilizio in narrativa, Castello del Monte di Santa Maria, deriva dall’altura rocciosa del Monte di Santa Maria (oggi detta soltanto, popolarmente, “Santa Maria”), per l’appunto, dove, almeno sin dal Mille, sorgeva un eremo, famoso, soprattutto, secondo la tradizione locale, per aver spartanamente albergato, per alcun tempo, il Beato Forte della nobile famiglia dei Gabrielli di Gubbio.
Recentemente, messomi io all’attenta ricerca del luogo esatto dove sorgeva il suddetto castello, seguendo l’indicazione del toponimo-guida “Val de Castello”, tramandatosi, oralmente, dal Medioevo sino ad oggi, ho individuato alcune rovine d’antiche murature (pietre calcaree squadrate, arenarie e laterizi) presso una non vasta spianata della suddetta vallecola, spianata estendentesi al limitare d’un campo, poco prima che la valletta stessa inizi a scendere verso la sottostante Via Flaminia. La spianata è delimitata, ad ovest, da una formazione rocciosa che doveva fungere da naturale muro di prima difesa contro chiunque avesse voluto dare l’assalto alla fortificazione, a partire dalla stessa Flaminia.

Una fortificazione a controllo della Flaminia

Sospeso a metà strada tra la valle ed il monte, tale castello doveva anche controllare, oltre alla citata Via Flaminia, gli itinerari transappenninici che risalivano la montagna verso la “Val de Raniéra” (ed un Raniero, nome personale probabilmente legato a qualche ecclesiastico, feudatario o signorotto locale, possessore della stessa valle nel Medioevo, è citato fra le carte che Monsignor Pio Cenci di Gubbio utilizzò per redigere la sua fondamentale opera, dal titolo “Carte e diplomi di Gubbio dall’anno 900 al 1200” (Perugia, Unione Tipografica Cooperativa Perugina, 1915, Perg. 456) ed il suo passo o valico, pretendendo pedaggi dai viandanti…
Futuri e più attenti sopralluoghi, da parte di esperti del settore, preventivamente autorizzati dalla Soprintendenza e dal proprietario del terreno, Signor Alberto Arcangeletti di Buòtano di Scheggia, potranno circoscrivere l’area precisa dove sorgeva il maniero, ridisegnando il perimetro quadrilatero delle sue mura e comprendendo, ad esempio, dove si trovava l’ingresso, il “palatium” e la torre o le torri di guardia. La triste storia di Ser Vanni

«Fu sopra il Monte di Santa Maria
ch’avvenne, gente, questa storia ria.
Baldo de messer Armanno
fu l’autore d’un inganno,
ma di morte, la vivanda,
gliela diêr quei de Ghirlanda.
Di buon mattin da Costaciar partîro,
a ser Vanni per infliggere un martìro.
Di cacciar fingendo allo sparviero
invitar si fêro al suo maniero,
e, aspettando di fare colazione,
il castello tolsero al padrone,
la vita, poi, strappando al castellano,
finanche il Monte gli tolsero di mano.
E, in mezzo a un balenìo di tuoni e lampi,
ingordi, sangue, tracannâro i campi».