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Gubbio, Fiorucci sfida maggioranza e opposizione: «Io non mollo. Se volete mandarmi a casa, fatelo democraticamente»

Intervento dai toni durissimi del sindaco in Consiglio comunale dopo le tensioni politiche e il venir meno del numero legale nella seduta di ieri. Nel mirino le critiche alla gestione della Multiservizi, le astensioni e i dissensi anche all’interno della maggioranza. «Sono un uomo libero. Nessuno può legare le mani al sindaco».

GUBBIO, 29 ottobre 2026 – «Io non mi tolgo, io sono qui fermo. Finché sto in piedi tengo!». È uno dei passaggi più significativi dell’intervento pronunciato oggi dal sindaco Vittorio Fiorucci in Consiglio comunale. Un discorso dai toni particolarmente accesi, rivolto non soltanto alle opposizioni, ma anche a quei consiglieri della sua stessa maggioranza che hanno manifestato perplessità e dissensi sull’operato dell’amministrazione.

Sul tavolo, oltre alle tensioni politiche culminate ieri nel venir meno del numero legale, la situazione economica della società Multiservizi e le scelte dell’amministrazione per affrontarne le criticità.

Il primo cittadino ha rivendicato la propria autonomia politica, respingendo quelle che considera manovre e strumentalizzazioni, e ha invitato apertamente chi non condivide più la sua linea a utilizzare gli strumenti previsti dall’ordinamento per mettere in discussione la sua permanenza alla guida del Comune.

Il numero legale e le responsabilità dei consiglieri

Fiorucci ha inizialmente richiamato le circostanze che hanno determinato le difficoltà della seduta precedente, ricordando l’assenza di tre consiglieri, tra impegni istituzionali, professionali e motivi di salute.

Ha quindi distinto le assenze giustificate dalle valutazioni politiche e dai comportamenti che, a suo giudizio, finiscono per compromettere il funzionamento dell’istituzione.

«Le responsabilità sono sempre individuali», ha ammonito, sottolineando che l’appartenenza a un gruppo consiliare non esime ciascun eletto dal motivare le proprie decisioni.

«Il fatto che si sia in gruppo e si alzi la mano in gruppo non vuol dire che siamo di fronte al mal comune mezzo gaudio», ha osservato, contestando l’idea che una scelta collettiva possa attenuare la responsabilità del singolo consigliere.

Il sindaco ha quindi chiesto maggiore chiarezza a chi esprime dissenso attraverso il voto o l’astensione: «Perché è facile alzare la manina. Ma bisogna avere le palle, amministrativamente parlando, di dire anche perché».

Le «bucciottate politiche» e il richiamo alla serietà istituzionale

Nel suo intervento Fiorucci ha utilizzato anche un’espressione tipicamente eugubina, parlando di «bucciottate politiche».

Il termine deriva da bucciotto, parola del dialetto locale che indica un pupazzo o un burattino, utilizzata anche per il pupazzo di neve. Nel linguaggio polemico del sindaco, l’espressione assume il significato di comportamenti politici che egli considera poco seri, più vicini alla rappresentazione che all’assunzione concreta di responsabilità.

Secondo Fiorucci, simili atteggiamenti rischiano di trasmettere ai cittadini, soprattutto a quanti affrontano quotidianamente le difficoltà del lavoro, un’immagine negativa delle istituzioni.

Il richiamo è stato rivolto indistintamente a chi, nella maggioranza e nell’opposizione, contesta le scelte amministrative senza proporre, a suo giudizio, alternative adeguatamente motivate.

Multiservizi, il sindaco difende la linea dell’amministrazione

Uno dei passaggi centrali del discorso ha riguardato la situazione economica della società Multiservizi, al centro del confronto politico.

Fiorucci ha contestato le critiche rivolte alla gestione della vicenda, richiamando i dati economici che, secondo quanto da lui riferito, descrivono una situazione particolarmente compromessa.

«Ma di che cosa stiamo parlando? Cinquecentomila euro e passa di capitale negativo, un milione di debiti, più quanta perdita? Trecentosessanta…», ha affermato, citando cifre sulle quali ha invitato i consiglieri a riflettere.

Il sindaco ha sostenuto che le difficoltà della società non siano riconducibili soltanto alla gestione recente, ma derivino da un modello organizzativo consolidatosi nel corso degli anni.

«È sbagliato il modello di quella struttura. È un modello che genera debiti e non dà servizi», ha dichiarato.

Fiorucci ha ribadito l’intenzione di salvaguardare i livelli occupazionali, potenziare i servizi utili alla città e superare un sistema nel quale, secondo la sua ricostruzione, i costi dell’amministrazione sono stati progressivamente trasferiti sulla società.

Ha inoltre respinto l’ipotesi di continuare a sostenere economicamente una struttura senza intervenire sulle cause del disavanzo.

«Per trovarci tra cinque anni a rimetterci dentro un altro milione dei contribuenti? Tanto ce lo mettono le generazioni future», ha incalzato.

Il primo cittadino ha rivendicato la trasparenza dell’amministrazione, sostenendo che i dati siano sempre stati messi a disposizione dei consiglieri e che le scelte debbano essere valutate sulla base dei documenti contabili e non delle contrapposizioni politiche.

«Se mi vuoi mettere in discussione devi essere più bravo di me»

Il confronto sulla Multiservizi ha offerto a Fiorucci l’occasione per rivolgere un’altra critica a quanti contestano il lavoro della Giunta.

«Noi stiamo sul pezzo, lavoriamo alacremente sulle questioni. Se mi vuoi mettere in discussione devi essere più bravo di me», ha affermato.

Il sindaco ha lamentato atteggiamenti che considera superficiali nell’esame dei documenti amministrativi, invitando i consiglieri ad approfondire i dati prima di assumere posizioni politiche.

Ha comunque riconosciuto la legittimità del dissenso, precisando che nessuno può essere obbligato a votare secondo le indicazioni dell’amministrazione.

«Siamo in un clima democratico. Non si impone il voto a nessuno, ma il senso di responsabilità nei confronti dell’istituzione non può venir meno».

«Sono un uomo libero. Nessuno può legare le mani al sindaco»

È sul piano dei rapporti politici che l’intervento ha assunto i toni più netti.

Fiorucci ha respinto ogni ipotesi di condizionamento della propria azione amministrativa, rivendicando il mandato ricevuto dagli elettori.

«Nessuno può legare le mani al sindaco. E io non me le faccio legare. Sono un uomo libero».

Un’affermazione ripetuta più volte, accompagnata dall’invito a chi intende mettere fine all’esperienza amministrativa a utilizzare gli strumenti democratici previsti.

«Se la vogliamo abbattere, ci sono mille sistemi. C’è la sfiducia. Mettiamoli in atto».

E ancora: «Se c’è qualcuno che è più bravo, più forte, il posto è libero. Democraticamente ci sono le formule. Ma basta con i giochini, con i sotterfugi autolesionisti».

Il messaggio appare rivolto anche all’interno della coalizione che sostiene il sindaco, dove i dissensi emersi nelle ultime sedute hanno aperto interrogativi sulla tenuta della maggioranza.

«Per me amministrare è una missione»

Nella parte conclusiva Fiorucci ha richiamato anche il proprio impegno personale, ricordando di essersi dimezzato l’indennità di funzione.

«Chissà quante altre persone l’avrebbero fatto», ha osservato, contrapponendo questa scelta a una concezione della politica intesa come semplice occupazione di una posizione retribuita.

«Per me è una missione», ha aggiunto, ribadendo di voler proseguire il mandato finché ne avrà la possibilità.

Ha quindi pronunciato una delle frasi più esplicite dell’intero intervento:

«Io tengo finché qualcuno non sarà più bravo a togliermi dalle palle. Se gli do fastidio personalmente, non lo so. Se gli do fastidio politicamente, non lo so».

Una sfida dichiarata ai suoi interlocutori, accompagnata dalla volontà di continuare a governare senza arretrare rispetto alle scelte compiute.

La verifica politica: «Vedremo se questa maggioranza tiene»

Il discorso si è chiuso con un richiamo al mandato elettorale e alla responsabilità dei consiglieri nei confronti dei cittadini.

«State lì perché qualcuno vi ci ha messo», ha ricordato Fiorucci, sottolineando il significato della rappresentanza democratica.

Poi il passaggio che apre direttamente alla verifica dei rapporti di forza in Consiglio comunale:

«Adesso andremo a vedere se questa maggioranza tiene, se è ancora una maggioranza o quello che sarà».

Il sindaco non ha annunciato dimissioni né un passo indietro. Al contrario, ha ribadito di voler proseguire nell’attività amministrativa, lasciando a chi contesta la sua linea la responsabilità di assumere eventuali iniziative politiche formali.

Resta ora da capire come si tradurranno queste parole nei prossimi appuntamenti consiliari e, soprattutto, quale sarà l’atteggiamento dei consiglieri della maggioranza che hanno espresso posizioni critiche.

La questione non riguarda soltanto la Multiservizi, ma la tenuta complessiva della coalizione e il rapporto tra il sindaco e le forze politiche che ne sostengono l’amministrazione.

Gualdo Cattaneo, truffa da 35mila euro a un’anziana: denunciata una 59enne, recuperati quasi 15mila euro

Un SMS che segnalava una falsa operazione bancaria ha indotto una pensionata a effettuare tre bonifici istantanei. I Carabinieri hanno individuato il conto destinatario del denaro e recuperato parte della somma sottratta.

GUALDO CATTANEO (Perugia), 29 ottobre 2026 – Una pensionata di Gualdo Cattaneo è stata truffata per 35mila euro da un sedicente operatore antifrode bancario. I Carabinieri della locale Stazione hanno denunciato alla Procura di Spoleto una donna di 59 anni, già nota alle forze dell’ordine, e recuperato circa 15mila euro, successivamente restituiti alla vittima.

Il falso SMS e i tre bonifici istantanei

La vicenda risale alla fine di luglio, quando l’anziana ha ricevuto un messaggio sul cellulare che segnalava una presunta operazione finanziaria di importo elevato.

L’SMS invitava a contattare un numero telefonico qualora la transazione non fosse stata autorizzata. La pensionata, preoccupata, ha chiamato il recapito indicato, trovandosi a parlare con un uomo che si è qualificato come addetto al servizio antifrode della banca.

Attraverso una serie di raggiri, l’interlocutore l’ha convinta a effettuare tre bonifici istantanei per complessivi 35mila euro.

Le indagini dei Carabinieri e il sequestro del conto

L’allarme è stato lanciato dai familiari della vittima, che hanno consentito l’attivazione delle procedure antifrode e l’avvio degli accertamenti.

Le indagini patrimoniali e informatiche dei Carabinieri hanno permesso di individuare il conto corrente sul quale era confluito il denaro, risultato intestato alla 59enne.

Gli investigatori hanno quindi dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, riuscendo a bloccare circa 15mila euro, già restituiti alla pensionata.

Proseguono gli accertamenti per rintracciare i restanti 20mila euro.

La donna è stata denunciata in stato di libertà per l’ipotesi di truffa aggravata. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la sua eventuale responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Pietralunghese, Calderini guarda avanti: “Contro il Fossombrone sarà difficile”

Elio Calderini è tornato a disposizione della Pietralunghese dopo un mese e mezzo di stop per infortunio. Il rientro in campo dell’attaccante biancorosso è arrivato domenica, nella trasferta contro il Giulianova, conclusa con una sconfitta per 1-0. Una giornata dal sapore agrodolce per il giocatore, felice di aver ritrovato il terreno di gioco, ma amareggiato per il risultato negativo della squadra allenata da Luca Pierotti.

La formazione umbra ha incontrato diverse difficoltà contro un avversario di qualità, capace di sfruttare anche il fattore ambientale. Calderini non ha cercato giustificazioni per la prestazione offerta dalla Pietralunghese, riconoscendo i meriti degli avversari e le difficoltà incontrate nel corso della gara.

«Non è stata la nostra migliore partita, anche perché abbiamo incontrato un avversario di assoluta qualità inserito in un ambiente molto caldo», ha dichiarato l’attaccante, analizzando la sconfitta maturata sul campo del Giulianova.

Pietralunghese, Calderini dopo l’infortunio: «C’è ancora un po’ d’ansia»

Il ritorno in campo rappresenta comunque un passaggio importante per Calderini, che adesso punta a ritrovare gradualmente la migliore condizione fisica. Dopo sei settimane lontano dal rettangolo verde, il percorso per tornare al cento per cento richiede ancora attenzione e pazienza.

«L’infortunio? Certo, ancora un po’ d’ansia c’è, ma spero davvero di essermi lasciato alle spalle il periodo peggiore e di poter tornare presto al cento per cento», ha spiegato il giocatore, mostrando determinazione e voglia di dare il proprio contributo alla squadra.

Pietralunghese, domenica arriva il Fossombrone

Per la Pietralunghese, però, è già tempo di guardare al prossimo impegno. Domenica i biancorossi ospiteranno il Fossombrone, formazione che si è dimostrata particolarmente efficace nelle gare in trasferta. Servirà una prestazione convincente per tornare a conquistare punti e lasciarsi alle spalle la battuta d’arresto.

«Ci attende un altro avversario duro che ha fatto tutti i punti in trasferta, quindi ci aspetta una partita molto difficile», ha avvertito Calderini.

L’attaccante ha infine individuato nell’approccio alla gara un elemento fondamentale per provare a ottenere un risultato positivo: «Sarà determinante l’atteggiamento da mettere in campo».

Gubbio, venerdì 30 ottobre apre la 45ª Mostra del Tartufo Bianco

GUBBIO, 28 ottobre 2026 – Si inaugura venerdì 30 ottobre alle ore 18, in Piazza Quaranta Martiri, la 45ª Mostra Mercato del Tartufo Bianco di Gubbio e dei Prodotti Agroalimentari. La manifestazione proseguirà fino al 1° novembre e tornerà dal 6 all’8 novembre, con stand aperti ogni giorno dalle 9 alle 20.

Alla cerimonia inaugurale parteciperanno, tra gli altri, i sottosegretari Patrizio La Pietra ed Emanuele Prisco, la presidente dell’Assemblea legislativa umbra Sarah Bistocchi, l’assessore regionale Simona Meloni e il sindaco Vittorio Fiorucci.

Per la prima volta la Mostra ha ottenuto il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, dove è stata recentemente presentata a Roma.

Il programma comprende esposizioni e vendita di tartufi e prodotti tipici, show cooking con la partecipazione dello chef Ruben Bondì, street food lungo Corso Garibaldi e iniziative dedicate alle tradizioni gastronomiche eugubine, tra cui il baccalà alla ceraiola.

Previsti anche incontri sulla tutela dei boschi, la biodiversità e le opportunità per i giovani in agricoltura, oltre ad attività per famiglie e bambini.

Durante l’inaugurazione si svolgerà la tradizionale pesa del tartufo più grande.

Il programma completo è consultabile su www.tartufodigubbio.it.

Gubbio, tifosi lontani e risultati disastrosi: una crisi che coinvolge tutti

Il Gubbio è sprofondato in una crisi senza fine. La luce in fondo al tunnel non si vede più e ogni partita aggiunge un nuovo capitolo a una stagione che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. L’eliminazione dalla Coppa Italia di Serie C contro l’Altamura è l’ennesima delusione, arrivata dopo sei sconfitte consecutive in campionato e con una classifica che vede i rossoblù al penultimo posto.

Non è sfortuna, non è una semplice serie negativa e non può essere tutto ridotto agli episodi. Il Gubbio sta pagando l’assenza di una programmazione seria, idee chiare e scelte tecniche e societarie convincenti. E quando gli errori si accumulano, prima o poi il campo presenta il conto. Oggi, per gli eugubini, quel conto è salatissimo.

Gubbio, le responsabilità della società: una programmazione che non esiste

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna tornare all’estate, quando la società ha deciso di confermare Domenico Di Carlo. Il tecnico aveva ottenuto il rinnovo contrattuale grazie al piazzamento tra le prime dieci della passata stagione, ma i risultati non avrebbero dovuto cancellare le evidenti difficoltà mostrate dalla squadra.

Le prestazioni del Gubbio non sono mai state realmente convincenti. È mancata un’identità di gioco riconoscibile, è mancata la capacità di proporre un calcio moderno e propositivo e, soprattutto, non si è mai avuta la sensazione di una squadra in grado di costruire qualcosa di solido su cui ripartire.

La conferma di Di Carlo avrebbe dovuto essere accompagnata da un progetto tecnico preciso. Invece, l’estate ha restituito un quadro confuso. Si parlava di puntare sui giovani, ma sono stati rinnovati i contratti di calciatori come Rosaia, Fazzi, La Mantia e Spina, inizialmente destinati a lasciare il club. Allo stesso tempo, sono arrivati alcuni giocatori giovani ma anche diversi esperti come Di Noia e Pinato, quest’ultimo reduce da un anno di inattività dopo l’operazione per risolvere i problemi di pubalgia.

Il mercato, finora, non ha prodotto i risultati sperati. E non si tratta soltanto di giudicare i singoli acquisti: è l’intera costruzione della rosa a sollevare interrogativi. Qual era il progetto del Gubbio? Quale identità si voleva dare alla squadra? A stagione in corso, le risposte continuano a mancare.

Braglia non ha cambiato marcia: la crisi continua

L’esonero di Di Carlo e il ritorno di Piero Braglia avrebbero dovuto rappresentare la svolta, lo scossone necessario per risvegliare una squadra ormai in difficoltà. Ma il cambio in panchina non ha prodotto la reazione attesa. I risultati continuano a essere negativi e il Gubbio è sprofondato ulteriormente, senza riuscire a interrompere la propria caduta.

Anche il tecnico toscano è finito dentro una spirale negativa: secondo il dato riportato, Braglia non vince una partita da 34 gare consecutive. Un numero pesantissimo, che rende ancora più urgente trovare soluzioni concrete e non limitarsi a sperare in un’inversione di tendenza.

Intanto, restano aperti i problemi legati ai campi di allenamento, all’organizzazione dello staff medico e alla gestione degli infortuni. Da troppo tempo le questioni fisiche condizionano il percorso rossoblù, senza che si intraveda una risposta strutturale.

Gubbio, tutti sotto esame: domenica non si può sbagliare

Il malcontento dei tifosi cresce e la distanza dalla società appare sempre più ampia. I risultati certamente pesano, ma pesa anche la mancanza di segnali capaci di ricucire il rapporto con una piazza che chiede chiarezza, ambizione e responsabilità.

Sul banco degli imputati devono salire tutti: calciatori, allenatore, direttore sportivo, direttore generale e presidente. Nessuno può chiamarsi fuori da una crisi che coinvolge ogni livello del club.

Domenica contro la Vis Pesaro servirà una vittoria, senza alibi e senza ulteriori rinvii. Il tempo per salvare la stagione c’è ancora, ma continuare a perdere significa rendere tutto più complicato.

Il Gubbio è rimasto intrappolato in un limbo, senza una direzione riconoscibile e con un futuro che appare sempre più incerto. Nel calcio, la programmazione non è un dettaglio: è la base su cui costruire risultati e credibilità. E quando la programmazione manca, il rischio è ritrovarsi esattamente dove si trova oggi il Gubbio: penultimo, eliminato dalla Coppa e senza una risposta alla crisi.

Gli Sbandieratori di Gubbio protagonisti in Cina tra Xi’an e Yulin

GUBBIO, 28 ottobre 2026 – Sette giornate di esibizioni e incontri istituzionali tra Xi’an e Yulin, in Cina, per il Gruppo Sbandieratori di Gubbio, protagonista di una tournée che ha portato l’antica tradizione eugubina nelle piazze, nei palazzi governativi e nelle scuole della provincia dello Shaanxi.

La delegazione ha partecipato al Dialogo sulla Cooperazione tra Città Gemellate Italia-Cina, portando i saluti della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Insieme al presidente del Comitato regionale FIGC, Luigi Repace, sono stati consegnati omaggi istituzionali al governatore dello Shaanxi, Zhao Gang.

Le esibizioni hanno toccato alcuni luoghi simbolici di Xi’an, tra cui la Torre di Ziyun, per poi proseguire verso Yulin, nell’area della Grande Muraglia.

Particolarmente significativo l’incontro con gli studenti della Scuola Media n. 2 della zona High-tech di Yulin, dove gli Sbandieratori si sono esibiti davanti a migliaia di giovani, suscitando entusiasmo e curiosità.

«L’energia e la curiosità di questi giovani ci confermano che l’arte e la tradizione eugubina sono linguaggi universali, capaci di abbattere qualsiasi distanza», ha dichiarato il presidente del Gruppo.

La tournée si è conclusa con un bilancio positivo, confermando il valore della tradizione eugubina come strumento di scambio culturale e di amicizia tra Italia e Cina.

Gubbio, estorsioni e intimidazioni: tre persone in carcere

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GUBBIO, 28 ottobre 2026 – Tre persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di un’indagine su presunte estorsioni e intimidazioni ai danni di commercianti, imprenditori e cittadini di Gubbio. Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale di Perugia su richiesta della Procura, è stato eseguito dai Carabinieri a Gubbio e Nardò (Lecce).

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero ripetutamente minacciato e intimidito le vittime per ottenere denaro, beni e consumazioni senza pagarle. Le condotte contestate si sarebbero concentrate soprattutto nel centro storico e nelle zone limitrofe.

Le indagini, avviate nel marzo 2025 e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Gubbio, si sono avvalse di intercettazioni, osservazioni e pedinamenti.

A vario titolo vengono contestati estorsione aggravata, detenzione di droga ai fini di spaccio, lesioni aggravate, violenza privata, danneggiamento e furto in concorso.

Tra gli episodi emersi figura anche un danneggiamento accompagnato da violenza privata, avvenuto di notte nel centro cittadino, non compreso tra i fatti per i quali è stata applicata la misura cautelare.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

Droga tra Perugia e Citerna: tre arresti e oltre 4.400 euro sequestrati

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PERUGIA, 28 ottobre 2026 – Tre arresti, oltre 115 grammi di sostanze stupefacenti e 4.400 euro in contanti sequestrati. È il bilancio di tre operazioni antidroga condotte nel fine settimana dai Carabinieri del Comando provinciale di Perugia.

A Perugia, un 18enne è stato arrestato dopo aver ignorato l’alt dei militari e tentato la fuga in auto per circa due chilometri. Durante l’inseguimento avrebbe gettato un contenitore con 7,38 grammi di cocaina, recuperato dai Carabinieri. Sequestrati anche 695 euro.

A Fontivegge, un 40enne ha tentato di sfuggire a piedi ai controlli. I militari hanno recuperato 8,95 grammi di marijuana e 105 euro. L’arresto è stato convalidato e il giudice ha disposto il divieto di dimora in Umbria.

A Citerna, le segnalazioni di alcuni cittadini hanno portato alla perquisizione dell’abitazione di un 19enne. Sequestrati circa 50 grammi di hashish, 50 di marijuana, un bilancino, materiale per il confezionamento e 3.600 euro. Dopo la convalida dell’arresto, il giudice ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le indagini sono coordinate dall’autorità giudiziaria. Per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

Dalle caverne alle stelle: perché abbiamo bisogno di comunicare?

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Perché, quando scopriamo qualcosa di bello, sentiamo subito il desiderio di raccontarlo? Forse perché la meraviglia è ancora più grande quando possiamo condividerla.
Da sempre gli esseri umani cercano un modo per dire agli altri: «Guarda che cosa ho visto. Ascolta che cosa ho scoperto». Prima dei giornali, dei telefoni e perfino della scrittura, c’erano i gesti, le parole e le immagini sulle pareti delle grotte. Non sappiamo che cosa significassero tutte quelle figure, ma ci ricordano quanto sia antica la nostra voglia di esprimerci.
Poi sono arrivati la scrittura, i libri e la stampa. Un pensiero poteva attraversare i secoli e raggiungere persone che il suo autore non avrebbe mai conosciuto.
E un giorno un italiano, Guglielmo Marconi, dimostrò che i segnali potevano viaggiare anche senza fili. Nel 1901 annunciò di aver ricevuto un segnale radio attraverso l’Atlantico. Immaginate lo stupore: un messaggio aveva attraversato l’oceano senza una nave, senza un cavo, invisibile ai nostri occhi!
Quelle onde radio, che usiamo ancora oggi per comunicare, ci aiutano anche a studiare il cielo. Con i radiotelescopi raccogliamo segnali naturali provenienti da stelle, galassie e altri oggetti lontanissimi. Non sono parole, ma raccontano comunque qualcosa: ci parlano, a modo loro, dell’Universo.
Dalle pareti di una grotta alle profondità del cosmo, gli strumenti sono cambiati. Non è cambiato il desiderio di conoscere e condividere.
È anche da questo desiderio che nasce un giornale: dalla voglia di osservare il mondo, fare domande e raccontare ciò che accade alla propria comunità.
Oggi comincia il viaggio de L’Augure. A Mario Farneti, che ha trasformato un’idea in una nuova avventura editoriale, va il mio augurio più sincero. E con questa rubrica, OLTRE, proveremo a esplorare insieme la scienza e l’astronomia, con parole semplici e occhi curiosi.
Le grandi avventure cominciano con qualcuno che ha qualcosa da raccontare e qualcun altro disposto ad ascoltare. Buon viaggio, L’Augure: il mondo ha ancora infinite storie da raccontare. E noi infinite domande da fare.

Andiamo OLTRE.

La riscoperta di Castel del Monte

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“Et el Monte de sancta Maria fo guasto”
Quel castello rubato, perso e, poi, finalmente, ritrovato…
L’individuazione dei resti del “Castel del Monte” di Scheggia

V’era, nel tempo antico, un castello… il castello di Ser Vanni Brichi de Cantiana che, del tempo, tutti quanti subì i danni… ma “che bel castello!” – si dirà … e dove sta? Il castello non sta più, ora, ma stava, anzi s’ergeva, ritto in piedi, tra l’attuale Ponte a Botte di Scheggia e la cosiddetta Galleria dei Monaci, guardava la sottostante Via Flaminia e, attorno ad esso (e da esso medesimo), si sentivano protette le famiglie contadine della Villa del Monte, suddivisa, come oggi, in Monte alto e Monte basso.

Le tracce di Castel del Monte

La presenza di questo castello medievale, il Castrum Montis S. Mariae, è testimoniata da alcuni documenti, datati tra il 1163 ed il 1536 e resi editi, nell’anno 1979, dal medico eugubino Dottor Piero Luigi Menichetti in “Castelli, palazzi fortificati, fortilizi e torri di Gubbio dal secolo XI al XIV” (Tipolitografia Rubini e Petruzzi, Città di Castello, 1979, s.v.: “Castrum Montis S. Mariae”, p. 237).

Lo cita anche il cronachista eugubino Ser Guerriero di Silvestro, Notaio di Federico da Montefeltro, per una singolare vicenda, uno spietato fatto di sangue, che vi ebbe luogo nel corso del XIV secolo.

Anni 1353 – 1356 «Et alora fu ordenato d’inganare quisto ser Vanni. Baldo de mes. Armanno fo l’autore et fo a Costaciaio. Cecciolo et Felippo de Ghirlanda erano compari del decto ser Vanni, li quali partendo da Costaciaio fecero vista andare a ucelare a sparviere. Ser Vanni li vedde et invitoli a colatione. Acetato lo invito, li mese dentro dal cassaro; et fine che li famegli dìero ordene a la colatione, costoro amazaro ser Vanni et tolsero el Monte».

La triste storia di Ser Vanni

‘[Fra gli anni 1353 e 1356] Fu ordito un inganno ai danni di questo ser Vanni [‘Giovanni’] Baldo di messer Armanno (dei Guelfoni di Costacciaro? N.d.A), che si trovava a Costacciaro, ne fu l’autore. Cecciolo e Felippo de Ghirlanda, che erano compari del detto ser Vanni, partirono da Costacciaro alla volta del castello del Monte di Santa Maria, facendo finta di andare a caccia con lo sparviero. Non appena ser Vanni li vide, volle invitarli a colazione. E, poiché costoro avevano accettato l’invito, egli li fece accomodare nel càssero; ma, mentre i suoi servi ordinavano di preparare la colazione, costoro ammazzarono ser Vanni, sottraendogli così il Castello del Monte di Santa Maria.’ (Ser Guererius Ser Silvestri “Cronaca”).
Il nome del fortilizio in narrativa, Castello del Monte di Santa Maria, deriva dall’altura rocciosa del Monte di Santa Maria (oggi detta soltanto, popolarmente, “Santa Maria”), per l’appunto, dove, almeno sin dal Mille, sorgeva un eremo, famoso, soprattutto, secondo la tradizione locale, per aver spartanamente albergato, per alcun tempo, il Beato Forte della nobile famiglia dei Gabrielli di Gubbio.
Recentemente, messomi io all’attenta ricerca del luogo esatto dove sorgeva il suddetto castello, seguendo l’indicazione del toponimo-guida “Val de Castello”, tramandatosi, oralmente, dal Medioevo sino ad oggi, ho individuato alcune rovine d’antiche murature (pietre calcaree squadrate, arenarie e laterizi) presso una non vasta spianata della suddetta vallecola, spianata estendentesi al limitare d’un campo, poco prima che la valletta stessa inizi a scendere verso la sottostante Via Flaminia. La spianata è delimitata, ad ovest, da una formazione rocciosa che doveva fungere da naturale muro di prima difesa contro chiunque avesse voluto dare l’assalto alla fortificazione, a partire dalla stessa Flaminia.

Una fortificazione a controllo della Flaminia

Sospeso a metà strada tra la valle ed il monte, tale castello doveva anche controllare, oltre alla citata Via Flaminia, gli itinerari transappenninici che risalivano la montagna verso la “Val de Raniéra” (ed un Raniero, nome personale probabilmente legato a qualche ecclesiastico, feudatario o signorotto locale, possessore della stessa valle nel Medioevo, è citato fra le carte che Monsignor Pio Cenci di Gubbio utilizzò per redigere la sua fondamentale opera, dal titolo “Carte e diplomi di Gubbio dall’anno 900 al 1200” (Perugia, Unione Tipografica Cooperativa Perugina, 1915, Perg. 456) ed il suo passo o valico, pretendendo pedaggi dai viandanti…
Futuri e più attenti sopralluoghi, da parte di esperti del settore, preventivamente autorizzati dalla Soprintendenza e dal proprietario del terreno, Signor Alberto Arcangeletti di Buòtano di Scheggia, potranno circoscrivere l’area precisa dove sorgeva il maniero, ridisegnando il perimetro quadrilatero delle sue mura e comprendendo, ad esempio, dove si trovava l’ingresso, il “palatium” e la torre o le torri di guardia. La triste storia di Ser Vanni

«Fu sopra il Monte di Santa Maria
ch’avvenne, gente, questa storia ria.
Baldo de messer Armanno
fu l’autore d’un inganno,
ma di morte, la vivanda,
gliela diêr quei de Ghirlanda.
Di buon mattin da Costaciar partîro,
a ser Vanni per infliggere un martìro.
Di cacciar fingendo allo sparviero
invitar si fêro al suo maniero,
e, aspettando di fare colazione,
il castello tolsero al padrone,
la vita, poi, strappando al castellano,
finanche il Monte gli tolsero di mano.
E, in mezzo a un balenìo di tuoni e lampi,
ingordi, sangue, tracannâro i campi».